"RESIDENCE DI VIA LEGIONE ANTONINI" da COSTRUIRE IN LATERIZIO novembre 1992

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RESIDENCE IN VIA LEGIONE ANTONINI A VICENZA
(di Alfonso Acocella e Mario Pisani)
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Un lungo volume affacciato su strada e sul parco a riprendere l'allineamento con gli altri fabbricati. Una sequenza di alti pilastri per strutturare, in un doppio ordine, il volume, quasi un telaio scavato per contenere le terrazze. Un maetoso portale nel centro, memoria di un segno palladiano, per aprire l'edificio verso la corte interna. Dentro, un grande prato verde ed una quinta edilizia di sfondo..."

 

L'interessante residence, progettato con mano lieve e sensibile da Mirko Amatori, si trova in via Legione Antonini, a Vicenza, una città del Veneto posta in posizione particolarmente felice, collocata com'è su una fertile pianura, ai piedi dei monti Berici ed alla confluenza dei fiumi Retrone e Bacchiglione.
Il suo nucleo originario risale all'epoca romana mentre il tessuto urbano più consolidato possiede un andamento planimetrico irregolare caratterizzato da strade tortuose che, avvitandosi su se stesse, inventano, in omaggio al bel testo su cui Leon Battista Alberti traccia l'elegio della strada in curva, prospettive inedite e sorprendenti, quasi da carrellata cinematografica. Queste traguardano verso angoli particolarmente suggestivi che mescolano, all'opere dell'uomo, tagli sulle acque dei fiumie viste sui dolci colli dell'interno.
Andrea Palladio, uno dei più grandi architetti di tutti i tempi, è il nume tutelare di Vicenza, rappresentando colui che più di altri la rese bella e famosa, così come Virgilio lo è stato per Mantova o Tito Livio per Padova, ed al quale si devono numerose architetture che ornano mirabilmente la città creando un connubio inscindibile con il suo nome.
Il residence di cui ci occupiano è situato lungo una strada periferica a cui è stato attribuito il nome di Legione Antonini, in grado di evocare memorie militari, imperiali, mentre gli edifici dell'intorno, con un'unica eccezione, appartengono alla classica edilizia priva di qualità che ormai segna inesorabilmente, rendendole omogenee, tute le periferie delle città.
Il complesso, destinato appunto a residenze, con un piano di negozi ed un altro di uffici, è composto da un fabbricato che si affaccia sulla via e da due palazzine, poste in linea e paralele al piano primo, che si aprono all'interno del lotto.
Tra i volumi si trova un manto erboso su cui il progettista ha previsto la piantumazione di essenze erboree con caratteristiche cromatiche diversificate, tali da seguire il ciclo delle stagioni, mentre alla testa del giardino scorre tangenzialmente un alto filare di pioppi, preesistente alle costruzioni, che proiettano la loro ombra sul prato dove ci aspettiamo di vedere giocare i bambini.
La prima costruzione, che riprende l'allineamento degli altri fabbricati della zona, guarda su una vasta area che un tempo ospitava un'attiva fornace di mattoni - l'eccezione a cui si accennava - quasi protetta da una lunga muratura che ne delimita il perimetro.
Su quella stessa muratura, che corre in parallelo alla via, il materiale prodotto da quei forni fa bella mostra, oltre che delle capacità cromatiche della terracotta, anche delle sue possibili utilizzazioni.
Sembra quasi la messa in evidenza di un campionario in sclala 1:1, che si articola in pilastri ed archi ribassati, in murature dai ricorsi regolari o in altre dove l'elemento base è posto di piatto, in diagonale, ed ancora, di taglio, sui davanzali per fare da base alle finestre ed ovviamente modellato in tegole, a ricoprire i tetti proteggendone la struttura in legno. Infine sotto gli archi, i mattoni, ancora presenti senza giungere a noia, articolano un piacevole traforo.
Lo stesso dei fienili, delle costruzioni agricole, di quelle opere dovute alla mano di progettisti di cui si tramanda il nome, ma se ne constata ancora la sapienza costruttiva e, in numerosi casi che solo oggi si inizia a documentare in attesa di una salvaguardia, la capacità del fare architettura.
L'intervento di Mirko Amatori, progettista in Vicenza, respira a pieni polmoni l'aria del contesto avendo l'abilità di filtrare le inutili presenze e di cogliere le essenze più importanti, come le piante fanno conil polline, che, navigando sospeso nell'aria, fruttifica anche a notevoli distanze.
Infatti quei mattoni, già presenti nel sito, ritornano attraverso sottili campiture per connotare, per porre le radici del nuovo che sorge, avendo bene in mente che gli spazi creati sono lì per ospitare altre presenze, con tutti i loro travagli e le loro gioie.
Nel contempo, alludono ad una vicinanza, una parentela, ad un dialogo tra le costruzioni, fatto attraverso il gioco sottile delle forme e della materia che le plasma. Un dialogo che supera la breve età dei progettisti, per durare nel tempo e testimoniare alle generazioni future il lento stratificarsi dell'opera dell'uomo, che si manifesta sulla terra e sotto il cielo. Il mattone, un materiale csì ricco di memoria storica perché evoca al primo istante gli antichi monumenti, le mura, le fortezze, le torri e gli acquedotti, forma il basamento della costruzione.
Si tratta di uno zoccolo adoppia altezza che ospita negozi ed ufici, Su questo lievita una loggia rientrante, mentre ancora il mattone plasma una pilastratura regolare che cresce per due piani, staccata dalla superficie d'intonaco, chiudendosi in corrispondenza dell'attico con un abalaustra, a protezione di un ampio terrazzo.
In questo caso, come evidenzia il preggista, l'uso del mattone assume un tono raffinato, creando una dialettica tra i due materiali utilizzati.
Al centro della costruzione si apre un grande portale dotato di un elemento curvo in cemento armato che riprende l'arco ribassato, lo stesso del muro della fornace e del coronamento dei pilastri, mentre il portale, di ordine gigante, invita ad entrare nella corte ed accedere alle abitazioni.
L'insieme possiede un ritmo armonico, elegante, che scaturisce dall'articolazione dei pieni e dei vuoti, dalla simmetria speculare e dalla proporzione degli elementi utilizzati.
Un ritmo che lo imparenta alle antiche fabbriche del Palladio, richiamandole alla memoria nel tentativo di individuare con esattezza la giusta fonte, l'architettura che viene citata in filigrana.
Si tratta però di un tentativo sottile, perché l'autore filtra quel messaggio che, essendo una filosofia del costruire, appartiene in generale a tutte le costruzioni del Palladio ma a nessuna in particolare; perché ha l'accortezza di evitare, di attribuire all'opera un ciaro riferimento, una paternità puntuale, preferendo invece segnarne una ideale.
Del resto, oltre al Palladio, è possibile rintracciare nella costruzione alcuni segni o, megli ancora, chiari riferimenti che Mirko Amatori pone quasi ad individuare, in un percorso di formazione personale, altri compagni di mestiere con i quali gli preme dialogare, tenendo aperta l'opportunità del dare e dell'avere.
Tra questi appare in primo piano la figura di Aldo Rossi, anch'egli oggigiorno grande estimatore del mattone, che suggerisce al nostro progettista, a bassa voce, oltre all'utilizzazione delle "quadrotte", nelle finestre poste al primo piano, la soluzione d'angolo nel prospetto dell'edificio grande che guarda sulla corte. Quel pilastro in fero, avvolto da una fodera in cmento armato che lo trasforma in una colonna poi dipinta di giallo vivo, avvicina la costruzione vicentina più che a Casa Aurora, la sede del GFT a Torino, al complesso abitativo di Berlino, in Kochstrasse.
L'arco ribassano invece, quasi una citazione di quello che apre il San Gerolamo nello studio, mirabile tavola di Antonello da Messina, ci mostra un possibile avvicinamento a Louis Kahn.
Il gioco dei rimandi potrebbe continuare con un particolare riferimento al pergolato che cresce sopra la cornice di mattoni. Quest'ultima definisce con forza e attribuisce un ordine alle palazzine gemelle dell'interno, mentre que motivo assonometrico, una terna di assi posti a 90° su cui contiamo di veder crescere i rampicanti, scandito con precisione matematica, possiede un taglio razinale, venato di poesia ermetica, che riconosciamo nelle migliori architetture di Oswald Matthias Ungers.
Quei rampicanti, invece, ci richiamano alla mente, con il loro dolce ondeggiare al vento, i nastri, le bende. Le lievi onde di stoffa che fasciavano l'atreta vittoriso e che Nike tiene strette in mano, per donarle ai suoi protetti.
Ed ancora l'architettura della metamorfosi appare in quella sequenza che ci mostra prima i corpi bassi dei garages, quindi il lieve pergolato, poi le palazzine unite da due grandi braccia arcuate quasi ad invitare chi si affaccia dal portale.
Vale la mena entrare, sostare quanto basta, prima di riprendere a girovagare alla ricerca delle bellezze nascoste di Vicenza. In un immaginario itinerario delle cose da guardare inseriamo tranquillamente il residence di via Legione Antonini, l'opera di Mirko Amatori, architetto in Vicenza.