DUE MODI DI INTERVENIRE NELLA CITTA'
TWU WAYS OF INTERVENING IN A CITY
di Mario Pisani
Vicenza, Convento di Ognissanti: l'impegno di un decennio per ricostruire, con umiltà e rispetto dello spirito del luogo, la facciata distrutta di cui non esiste documentazione certa. Un giustificabile, diverso approccio per il progetto di un residence: una presenza forte, che certamente non passa inosservata, in grado ci "connotare" il sito in cui sorge.
Le prime notizie sul convento di Ognissanti, residenza di un ordine monastico legato alla vicina chiesa di Porta Monte, risalgono agli inizi del 1200, quando la città di Vicenza comincia a proiettarsi al di fuori del nucleo storico - di origine romana - lungo i percorsi di collegamento che saldano il tessuto urbano con la campagna circostante.
Nel 1614, come rammenta una breve nota esplicativa che accompagna il progetto, si ricostruisce la chiesa, che risulta abbandonata e diroccata, mentre in seguito il convento, impreziosito con il chiostro, che assume un ruolo assai importante nel Borgo Berga, come manufatto storico e architettonico.
Appare incerta l'attribuzione del consistente impianto; per alcuni è opera di Giovanni Montecchio, per altri del Pizzocchero, mentre un disegno del Briatti, datato 1654, attesta la compiutezza dell'edificio affacciato sul fiume Retrone, su via Santa Caterina, l'arteria principale di Borgo e Porta Monte.
In epoca napoleonica l'intero complesso mutò la funzione originaria e fu trasformato ad uso abitativo, mentre in seguito ad un incendio scoppiato negli anni cinquanta crollò il lato sulla strada che completava il quadrilatero originario.
Mirko Amatori esegue tra il 1980 e il 1990 un poderoso
restauro, in pieno e stretto accordo con la Sovrintendenza di Verona. Il
progettista vicentino è autore di numerosi progetti - tra cui l'interessante intervento residenziale che presentiamo in questa sede - e arredamenti, creati a stretto rapporto con la committenza.
Si tratta di
interni particolarmente curati nell'utilizzazione dei materiali e per la ricercatezza dei dettagli.
La linea portante dell'intervento è quella di ricostruire con sincera umiltà e totale rispetto dello spirito del luogo, la facciata distrutta della quale non fu possibile rintracciare documentazione certa.
Si tratta di atteggiamento assai diverso da quello che denuncia, già nel cinquecento,
Andrea Palladio, uno dei più grandi architetti di tutti i tempi, oltre che nume tutelare di Vicenza, rappresentando colui che più di altri la rese bella e famosa. Infatti scrive: "
...E' avvenuto che gli uomini si sono già da gran tempo persuasi essere a ciascuno lecito fabbricare a sua voglia, e di qui siano nasciuti gli stradi abusi, le barbare invenzioni, e le superflue spese e le varie continue rovine, che in molte fabbrice si sono vedute".
Amatori attua invece l'
attenta conservazione dell'esistente ed il ripristino del volume mancante, scaturito da un profondo
studio degli elementi architettonici, delle strutture statiche, dei ritmi e delle partiture compositive in modo da realizzarlo in piena sintonia con l'esistente.
Come se quella quinta
edilizia fosse lì da sempre.
L'ala ricostruita presenta sulla strada una facciata piena e continua con due ordini di bucature scaturite dal
restauro conservativo delle porte esistenti al piano terra, mentre al primo piano si sono riproposte finestre del tutto simili, per dimensioni e disegno, a quelle presenti nel lato che guarda verso la chiesa.
Nella facciata che invece volge verso il cortile il porticato possiede la stessa configurazione strutturale e ritmica dell'esistente, ottenuta anche grazie al recupero di quegli elementi architettonici che essendo in pietra sono sopravvissuti all'incendio.
All'interno il progettista ha rispettato le strutture portanti originarie recuperando le volte abotte o a crociera modellate con i mattoni, le conrici originarie delle finestre, le scale di particolare pregio, mentre una particolare attenzione è stata rivolta alla cappella interna al convento che conserva preziosi affreschi alle pareti e riquadrature in stucco.
Infine, i materiali sono lontani da quelli normalmente impiegati. Troviamo infatti il pavimento con battuto alla veneziana ed il legno, mentre l'
organizzazione degli interni denuncia quel proficuo lavoro già sperimentato dal progettista in altre occasioni.
Viene da porsi un unico interrogativo, pensando non certo a chi ha riproposto al meglio delle possibilità espressive ciò che ha trovato, ma all'estensore del Piano di Recupero, se sia giusto che un complesso di tale rilevanza storica ed architettonica venga privatizzato, anche in una città come Vicenza, che certamente non ha carenze di
edifici illustri.
Ci conforta pensare che i felici abitanti che hanno l'opportunità di risiedere "in uno splendido scenario storico di sicuro prestigio" immediatamente a ridosso di Piazza della Basilica e del Testro Olimpico lo custodiranno al meglio, salvandolo dall'incuria che gli uomini solitamente destinano alle cose pubbliche, come sta accadendo per le Ville Venete.
The first records of the Ognissanti convent, the residence of a monastic order connected to the neaby church of Porta Monte, date back to 1200 AD. As mentioned in the architect's brief report, the church was rebuilt in 1614 AD. Soon after the convent was enhanced by the addition of cloisters which became ad important urban feature in Borgo Berga.
During the Napoleonic era the whole convent was altered for residential purposes. Then as the result of a fire which accurred in the fifties, the road frontage which completed a side of the original quadrilateral fabric, collapsed.
A large scale restoration was untertaken between 1980-1990 by an architect of Vicenza, Mirko Amatori, in close rapport and full agreement with Verona's Superintendence.
The main guidelines pursued by the restoration were to rebuild the destroyed frontage, whilst fully respecting the place's character by unpretentiously and faithfully interpreting it, since no accurate records were found available. The project thus followed entirely different criteria to those denounced by Andrea Palladio who is the city's architectural patron having distinguished the town with diverse world famous masterprices. He wrote in fact "...It has happened that men for some time now are convinced that each has a rigt to buil as he fancie, and consequent to these abuses, barbarous inventions, superfluous expenses and various continuous dilapidated parts in many fabrics are seen!.
Amatori instead factually conserves the places's character by diligentli restoring the missin portion, as a result of a thorough study of its architectural features, its load bearing framework and its composition's rhythms, so as to be fully in keeping with its ezisting former appearance. It is as if the frontage, as a beckdrop had always been there.
The reconstructed wing facing the road is fully enclosed, except for two rows of opening which were the result of faithfully restoring both the ground floor's existing doorways, and identical windows on the first floor to those accurately surveyed on the elevation facing the curch.
Whereas the frontage overlooking the cloistered proticoes has exactly the same structural framework, dimensional rhythms and architectural configuration as the other existing parts, also thanks to the stone elements recovered wich had survived the fire.
Internally, the architect has respected the original structures recovering the original barrel and cross vaults in brick, the window cornices and the fine stairways. Moreover the convent's internal chapel with its precious walla frescoes and their plasterwork frames were treated with extreme care.
Finally, the materials employed are very different to those normally used. We find in fact a Venetian terrazzo pavement with wood. Moreover the interiors' organisation was appropriately handled evidencing the architect'experienced familiarity in restoration.