BREVE GUIDA AL CONCETTO DI ABITARE BENE

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ABITARE BENE SI PUO'

da LOOK n. 17 del novembre 2000

a cura ci Mirko Amatori architetto in Vicenza

Mi hanno sempre affascinato quiei clienti che coltivano una idea segreta, una immagine molto precisa con colori e suoni, una idea su come vorrebbero la propria casa. E' il bellissimo ricordo di una vacanza, è la sensazione di una stanza vista un tempo, tutte immagini e stati d'animo che si sono fissati nella mente che diventano il modello di riferimento quando si pensa a come fare la propria casa.

 

Ho realizzato una camera tutta in coordinato azzurro, con il letto posto al centro di questa gande suite, con finestre grandiose a destra e a sinistra, perchè la Signora mia cliente coltivava un ricordo: l'albergo a Now York dove aveva trascorso la luna di miele. Questa immagine felice non l'aveva più lasciata e il nuovo progetto doveva evocare, esprimee la stessa sensazione.

Quasi sempre bisogna saper aspettare, programmare, non farsi deviare, cercare in maniera assidua per poter realizzare la casa più bella del mondo, quella che vi meritate. Con la situazione dell'edilizia oggi, quasi sempre si parla di lungo periodo, di qualche anno o più.

Eppure avere un sogno e lottare per realizzarlo rende più vitali, dona entusiasmo e autostima. In altri casi, si tratta di ispirarsi a qualcosa, di prendere un modello di riferimento, di copiare un particolare, una soluzione.

In fondo le riviste di arredamento hanno lo scopo di illustrare perché il cliente interessato possa recepire qualche idea. Il bello ha una funzione precisa per lo spirito e come tale va diffuso e fatto conoscere. C'è una Villa di scuola Palladiana che possiede intatta, la grande cucina con tutte le suppellettili e un meraviglioso acquaio in marmo rosso asiago di cui una mia cliente si è innamorata. Narrano le fonti che Napoleone, di passaggio verso Parigi per Vicenza, volesse portare al Louvre questo oggetto straordinario, tanto rimase colpito dalla sua bellezza durante la visita alla Villa del Muttoni. Poichè verrà ambientato in un palazzo dello stesso periodo storico, ho consigliato di farlo riprodurre nella esetta dimensione e sapore di materiale, citandone la fonte ogni qualvolta un'amica si stupirà per la bellezza dell'acquaio.

Quando la casa esprime il sentire di chi la abita, quando è come un abito su misura ed uno ci si sente bene dentro, allora l'architetto può dire di aver raggiunto il suo obiettivo progettuale di fondo. L'architetto deve lavorare per il benessere del cliente, non per imporre le proprie idee. Ci sono anche problemi funzionali e di organizzazione estremamente importanti per vivere bene in una casa.

Ad esempio troppo spesso le case vengono impostate per "oggi" senza alcuna proiezione nel tempo. Conoscere i cicli storici della famiglia in generale, è fondamentale. L'organizza,

La casa che qui presentiamo, è la storia di una casa "cercata" con assidua determinazione perché doveva rispondere all'immagine che il cliente coltivava da tempo e doveva dar risposta alle Sue apsettative. Questa è la storia di una casa entro le mura della città, di una "barchessa", affacciata sugli orti dietro il palazzo storico, storia di un restauro che ha voluto rafforzare lo spirito del luogo, l'immagine di Vicenza "città bellissima" di palazzi palladiati. Il palazzo storico su strada, risalente al '600 con varie stratificazioni storiche, e gli edifici minori annessi, sono stati riproposti dal "Piano di Recupero Urbanistico" nella loro immagine originaria, quasi un frammento di città restaurato e ritornato a nuova vita con i volumi, le finestre, le proporzioni originarie. Ed è curioso vedere come un vecchio rudere fatiscene, snaturato dagli interventi eseguiti nelle varie epoche, coperto dalle erbacce, con muri pericolanti, si sia trasformato, nel rispetto di archi e volumi in una splendida residenza con spazi esterni di giardino.

E' quasi un invito ai lettori a saper vedere oltre la realtà, ad immaginare con il sogno le trasformazioni che si possono fare usando le regole della scenografia. Il palazzo storico affacciato sull via Maestra, quasi sempre aveva alle spalle alcuni edifici minori per uso lavorativo (barchesse) ed un terreno recintato da mura coltivato ad orto per le necessità quotidiane di ortaggi (brolo). Questa casa prende vita dal rifacimento conservativo del "barco", edificio pluriuso (anche scuderia) a servizio del palazzo, in una area situata entro la seconda cinta di mura di Vicenza. Gli archi con bugnatura ad intonaco decisamente pregevoli si affacciavano nella corte interna, luogo di lavoro e di scambio. Il "barco" mi offrì i suoi splendidi volumi interni vuoti per un intervento sia conservativo (archi e volumi primari) sia creativo (il piccolo volume curvilineo - la libreria a soppalco).

Quando iniziai il progetto, avevo accumulato una grade esperienza di materiali e tecniche di intervento con il restauro dell'ex Convento di Ongissanti, un grande quadrilatero lungo il fiume, un enorme lavoro artigianale condotto fianco a fianco con la Soprintendenza ai Beni Artistici di Verona. Chiaramente l'uso di materiali pregiati con trattamento povero, quale si confaceva ad un edificio minore, fu l'imperativo di unintervento edilizio che doveva programmaticamente risultare compatibile con il contesto, credibile e non nuovo nella sua immagine finale. In questo lavoro, c'è la tessitura di materiali di vario tipo (legno di ciliegio, marmi e pietre anticate), che si fondono in un gioco decorativo di grande impatto ma nel contempo di grande sobrietà. Le proposte cromatiche fanno riferimento ai colori del '600: si notano le tende a righe che contengono colori "molto vecchi", quasi di memoria storica, colori privi di brillantezza moderna, saldamente ancorati ai toni della terra. Riemerge allora il concetto di credibilità: materiali quasi sbiaditi dalla luce e dal tempo perché naturali.

Ho fatto eseguire le boiserie in legno di ciliegio un po' anticato attribuendo quella tonalità calda fine ottocento per non in cupire l'ambiente. Il busto con tracce policrome di un nobile fiorentino esprime la severità ieratica, interpreta alla perfezione la severità di quei tempi. Un arazzo a portale (usato soprattutto nelle sacrestie) incornicia il bellissimo busto in terracotta proveniente da una eredità polverosa.

Se oggi abbiamo parlato della possibilità di abitare bene, con lo stato d'animo e le cose di casa in ordine, nel prossimo dumero parleremo della casa terapeutica, cioè di una casa che trasmetta benessere in ogni senzo, a cui tutti Voi state già pensando.